la chiamata alla santità che il Signore fa a ciascuno di noi

Quello che è importate è la chiamata alla santità che il Signore fa a ciascuno di noi, quella chiamata che rivolge anche a te. Ognuno per la sua via. Quello che conta è che ciascun credente discerna la propria strada e faccia emergere il meglio di sé.

Obiettivo

Provare a definire cosa sia felicità. Confrontare il concetto di felicità con quello di gioia espresso dal Vangelo. Ricercare nella propria vita come sia concretamente possibile realizzare la promessa di “beatitudine”

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Brano biblico

Matteo 5,1-12

Dal Vangelo secondo Marco:

"Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli.

Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:

     “Beati i poveri in spirito,

     perché di essi è il regno dei cieli.

     Beati gli afflitti,

     perché saranno consolati.

     Beati i miti,

     perché erediteranno la terra.

     Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

     perché saranno saziati.

     Beati i misericordiosi,

     perché troveranno misericordia.

     Beati i puri di cuore,

     perché vedranno Dio.

     Beati gli operatori di pace,

     perché saranno chiamati figli di Dio.

     Beati i perseguitati per causa della giustizia,

     perché di essi è il regno dei cieli.

     Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi."

 

COMMENTO

La felicità ha come colore il giallo. Un giallo luminoso, vivo, splendente. Un bambino per disegnare una giornata bella, felice, non dimentica mai nel suo disegno un grande sole giallo con i raggi che raggiungono tutto il paesaggio. Alzarsi al mattino e scoprire che sarà una giornata soleggiata, senza nuvole o pioggia è già partire con il piede giusto. I preti e gli animatori al campo estivo hanno questo desiderio nel cuore tutte le sere quando vanno a letto. Alzarsi con il sole per fare una bella passeggiata, i giochi all’aperto, il pic nic nei prati. Il giallo è il colore della felicità, del sole. Anche il bellissimo discorso di Gesù in cima alla montagna ha tutto il sapore della gioia e della felicità. La Bibbia usa il termine “beati”, ma potreste facilmente sostituirlo con “felici”! Provate a farlo. Il risultato è lo stesso. La felicità coincide con la beatitudine, con la gioia piena. Quella del Vangelo non è tanto una felicità che ha a che fare con il benessere, con il semplice “stare bene”. Della serie “se sto bene io, stanno bene tutti”. A volte confondiamo la gioia con un banale e piccolo piacere passeggero. È molto di più. La felicità è un modo d’essere. Il miglior modo per stare al mondo. Non può mai essere sganciata e staccata dalla felicità degli altri. I santi, quelli felici davvero, i beati, dicevano che non si può essere felici da soli. Gesù aveva capito davvero cosa significa essere felice e ce lo ha raccontato. Non solo con le sue parole, ma con la sua stessa vita. Con il modo di stare con gli altri, con gli amici e con i nemici, con i discepoli e con i suoi persecutori. Gesù è la vera felicità, la beatitudine piena, la gioia senza fine. Leggiamo il racconto delle beatitudini e troveremo in filigrana il volto di Gesù, maestro di felicità e uomo veramente beato.

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Attività e proposte

Il sole, con la sua potente luce, illumina la terra, la riscalda e permette a molti animali o vegetali di continuare a vivere. Non meno importante, quanti di noi non sono mai stati allietati da una bella giornata di sole? Non ci si sente più positivi, felici e riscaldati da un sentimento di gioia? Ecco allora come la gioia assume come suo simbolo il sole.

ATTIVITÀ

Per l’attività legata al simbolo del sole si è pensato a due aspetti: la luce e il calore. I loro contrari sono ovviamente il buio e il freddo, che fanno pensare alla paura e alla solitudine. Associato al brano di Vangelo delle Beatitudini, il valore da evidenziare è quello della condivisione. La carità e il bene condivisi sono motivi di gioia sia per chi dà che per chi riceve. “Nessuno accende una luce per metterla sotto il moggio”, perché non può non essere condivisa. L’attività potrebbe partire dalla riflessione su alcune situazioni di vita che necessitano di essere illuminate e di ricevere calore. Gli adolescenti potrebbero “studiare” alcune soluzioni a fronte di problemi sociali, presenti anche nelle nostre città e paesi (fragilità, povertà, solitudini, dipendenze) suddividendosi in diversi gruppi di lavoro. L’obiettivo è quello di rendere gioiosa la vita altrui.

Il secondo passaggio porta i ragazzi a riflettere sul fatto che il Padre fa con noi lo stesso, vuole che “la nostra gioia sia piena” e si china per illuminare il nostro buio, chiamandoci a fare lo stesso con i fratelli (potrebbe essere la traccia per la riflessione personale). Il sole è la “stella di riferimento” che trasforma la notte in giorno, rende possibile la vita e ci orienta al bene.

È possibile la visione del film “Alla luce del sole”, incentrato sugli ultimi anni della vita di Don Pino Puglisi: può aiutare i ragazzi a riflettere su cosa può rendere la vita buia o incerta e su cosa invece la rende piena di luce e calore con cui contagiare gli altri.

Per familiarizzare meglio con la figura di Don Puglisi suggeriamo anche l’intervento di Ficarra e Picone contenuto nel seguente link: https://youtu.be/idc5Ae0rqoY

 

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Domande per la riflessione

DOMANDE PER LA RIFLESSIONE

  • Come mi pongo di fronte alle difficoltà che vedo nel mio paese o tra i miei amici?
  • Nel mio piccolo, cosa posso cercare di fare per queste situazioni?
  • Mi sento amato e voluto da Dio? Sono convinto che Dio voglia per me la gioia?
  • Come mi fa sentire quando qualcuno compie un gesto gentile nei miei confronti? Cerco di ricambiare?
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Per la preghiera

PER LA PREGHIERA

Preghiamo assieme il Salmo 135 (vv. 1-3; 5-7; 13)

Cantiamo il Signore: è grande nei suoi cieli.

 

 

Lodate il nome del Signore,

            lodatelo, servi del Signore,

voi che state nella casa del Signore,

            negli atri della casa del nostro Dio.

Lodate il Signore, perché buono è il Signore,

            inneggiate al suo nome perché è amabile.

 

Sì, io so che il Signore è grande,

            il nostro Signore sopra tutti gli dèi.

Tutto ciò che il Signore vuole, lo fa

            nel cielo e sulla terra,

            nei mari e in tutti gli abissi;

lui che fa salire le nubi dall'estremità della terra,

            produce le folgori per la pioggia;

            fa uscire il vento dalle sue riserve.

 

Signore, il tuo nome rimane in eterno,

            il tuo ricordo, Signore, di età in età.

 

Gloria al Padre al Figlio

            e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre

            nei secoli dei secoli. Amen

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Materiali extra

per approfondire... 

dalla GAUDETE ED EXLUTATE

10. Tutto questo è importante. Tuttavia, quello che vorrei ricordare con questa Esortazione è soprattutto la chiamata alla santità che il Signore fa a ciascuno di noi, quella chiamata che rivolge anche a te: «Siate santi, perché io sono santo» (Lv 11,44; 1 Pt 1,16). Il Concilio Vaticano II lo ha messo in risalto con forza: «Muniti di salutari mezzi di una tale abbondanza e di una tale grandezza, tutti i fedeli di ogni stato e condizione sono chiamati dal Signore, ognuno per la sua via, a una santità la cui perfezione è quella stessa del Padre celeste».[10]

11. «Ognuno per la sua via», dice il Concilio. Dunque, non è il caso di scoraggiarsi quando si contemplano modelli di santità che appaiono irraggiungibili. Ci sono testimonianze che sono utili per stimolarci e motivarci, ma non perché cerchiamo di copiarle, in quanto ciò potrebbe perfino allontanarci dalla via unica e specifica che il Signore ha in serbo per noi. Quello che conta è che ciascun credente discerna la propria strada e faccia emergere il meglio di sé, quanto di così personale Dio ha posto in lui (cfr 1 Cor 12,7) e non che si esaurisca cercando di imitare qualcosa che non è stato pensato per lui. Tutti siamo chiamati ad essere testimoni, però esistono molte forme esistenziali di testimonianza.[11] Di fatto, quando il grande mistico san Giovanni della Croce scriveva il suo Cantico spirituale, preferiva evitare regole fisse per tutti e spiegava che i suoi versi erano scritti perché ciascuno se ne giovasse «a modo suo».[12] Perché la vita divina si comunica ad alcuni in un modo e ad altri in un altro.[13

 

63. Ci possono essere molte teorie su cosa sia la santità, abbondanti spiegazioni e distinzioni. Tale riflessione potrebbe essere utile, ma nulla è più illuminante che ritornare alle parole di Gesù e raccogliere il suo modo di trasmettere la verità. Gesù ha spiegato con tutta semplicità che cos’è essere santi, e lo ha fatto quando ci ha lasciato le Beatitudini (cfr Mt 5,3-12; Lc 6,20-23). Esse sono come la carta d’identità del cristiano. Così, se qualcuno di noi si pone la domanda: “Come si fa per arrivare ad essere un buon cristiano?”, la risposta è semplice: è necessario fare, ognuno a suo modo, quello che dice Gesù nel discorso delle Beatitudini.[66] In esse si delinea il volto del Maestro, che siamo chiamati a far trasparire nella quotidianità della nostra vita.

64. La parola “felice” o “beato” diventa sinonimo di “santo”, perché esprime che la persona fedele a Dio e che vive la sua Parola raggiunge, nel dono di sé, la vera beatitudine.

I numeri che seguono (64-94) prendono in esame le singole beatitudine come la strada seguire per la santità

122. Il santo è capace di vivere con gioia e senso dell’umorismo. Senza perdere il realismo, illumina gli altri con uno spirito positivo e ricco di speranza. Essere cristiani è “gioia nello spirito santo” (Rm 14,17)

 

QUADRO DI VAN GOGH

Van Gogh, Campo con mietitore e sole. 

 

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