Possiamo fermarci per favore?

Obiettivo del giorno

Comprendere che le soste sono necessarie, per confrontarsi con la guida e rivedere il proprio progetto, rivalutare le proprie capacità, riconoscere nuove opportunità, prendere decisioni importanti.

Una tappa per rivedere la tappa. Proprio così. Non sentiamoci delle persone che non cambiano mai idea. Questa è solo testardaggine. Maturità vuol dire rendersi conto dei propri limiti e riprogettare il cammino in modo adeguato. Per questo servono ogni tanto delle soste. Sono occasione di riposo per riprendere le forze, di confronto per ascoltare pareri e consigli, di maggior conoscenza di sé per agire in modo più adeguato. Anche Tobia pensa a una sosta. E non da poco, perché segna completamente la sua esistenza. Gli serve per fare la scelta della sua vita: sposarsi; si organizza per recuperare il denaro: manda Raffaele allo scopo; celebra le feste nuziali con tutti i parenti.

 

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Dal libro di Tobia

Tb 6, 10-19;  7 13-17; 8 1-9 e 20-21; 9 1-3;

Erano entrati nella Media e gia erano vicini a Ecbàtana, quando Raffaele disse al ragazzo: «Fratello Tobia!». Gli rispose: «Eccomi». Riprese: «Questa notte dobbiamo alloggiare presso Raguele, che è tuo parente. Egli ha una figlia chiamata Sara e all'infuori di Sara nessun altro figlio o figlia. Tu, come il parente più stretto, hai diritto di sposarla più di qualunque altro uomo e di avere in eredità i beni di suo padre. E' una ragazza seria, coraggiosa, molto graziosa e suo padre è una brava persona». E aggiunse: «Tu hai il diritto di sposarla. Ascoltami, fratello; io parlerò della fanciulla al padre questa sera, perché la serbi come tua fidanzata. Quando torneremo da Rage, faremo il matrimonio. Allora Tobia rispose a Raffaele: «Fratello Azaria, ho sentito dire che essa è già stata data in moglie a sette uomini ed essi sono morti nella stanza nuziale la notte stessa in cui dovevano unirsi a lei. Ho sentito inoltre dire che un demonio le uccide i mariti. Per questo ho paura: il demonio è geloso di lei, a lei non fa del male, ma se qualcuno le si vuole accostare, egli lo uccide. Io sono l'unico figlio di mio padre. Ho paura di morire e di condurre così alla tomba la vita di mio padre e di mia madre per l'angoscia della mia perdita. Non hanno un altro figlio che li possa seppellire». Ma quello gli disse: «Hai forse dimenticato i moniti di tuo padre, che ti ha raccomandato di prendere in moglie una donna del tuo casato? Ascoltami, dunque, o fratello: non preoccuparti di questo demonio e sposala. Sono certo che questa sera ti verrà data in moglie. Quando però entri nella camera nuziale, prendi il cuore e il fegato del pesce e mettine un poco sulla brace degli incensi. L'odore si spanderà, il demonio lo dovrà annusare e fuggirà e non comparirà più intorno a lei. Poi, prima di unirti con essa, alzatevi tutti e due a pregare. Supplicate il Signore del cielo perché venga su di voi la sua grazia e la sua salvezza. Non temere: essa ti è stata destinata fin dall'eternità. Sarai tu a salvarla. Ti seguirà e penso che da lei avrai figli che saranno per te come fratelli. Non stare in pensiero». Quando Tobia sentì le parole di Raffaele e seppe che Sara era sua consanguinea della stirpe della famiglia di suo padre, l'amò al punto da non saper più distogliere il cuore da lei.

Raguele chiamò la figlia Sara e quando essa venne la prese per mano e l'affidò a Tobia con queste parole: «Prendila; secondo la legge e il decreto scritto nel libro di Mosè ti viene concessa in moglie. Tienila e sana e salva conducila da tuo padre. Il Dio del cielo vi assista con la sua pace». Chiamò poi la madre di lei e le disse di portare un foglio e stese il documento di matrimonio, secondo il quale concedeva in moglie a Tobia la propria figlia, in base al decreto della legge di Mosè. Dopo di ciò cominciarono a mangiare e a bere. Poi Raguele chiamò la moglie Edna e le disse: «Sorella mia, prepara l'altra camera e conducila dentro». Essa andò a preparare il letto della camera, come le aveva ordinato, e vi condusse la figlia. Pianse per lei, poi si asciugò le lacrime e disse: «Coraggio, figlia, il Signore del cielo cambi in gioia il tuo dolore. Coraggio, figlia!». E uscì.

Quando ebbero finito di mangiare e di bere, decisero di andare a dormire. Accompagnarono il giovane e lo introdussero nella camera da letto. Tobia allora si ricordò delle parole di Raffaele: prese dal suo sacco il fegato e il cuore del pesce e li pose sulla brace dell'incenso. L'odore del pesce respinse il demonio, che fuggì nelle regioni dell'alto Egitto. Raffaele vi si recò all'istante e in quel luogo lo incatenò e lo mise in ceppi. Gli altri intanto erano usciti e avevano chiuso la porta della camera. Tobia si alzò dal letto e disse a Sara: «Sorella, alzati! Preghiamo e domandiamo al Signore che ci dia grazia e salvezza». Essa si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: «Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli! Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: non è cosa buona che l'uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui. Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con rettitudine d'intenzione. Dègnati di aver misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia». E dissero insieme: «Amen, amen!». Poi dormirono per tutta la notte.

…rivedere

Poi chiamò Tobia e sotto giuramento gli disse: «Per quattordici giorni non te ne andrai di qui, ma ti fermerai da me a mangiare e a bere e così allieterai l'anima già tanto afflitta di mia figlia. Di quanto possiedo prenditi la metà e torna sano e salvo da tuo padre. Quando io e mia moglie saremo morti, anche l'altra metà sarà vostra. Coraggio, figlio! Io sono tuo padre ed Edna è tua madre; noi apparteniamo a te come a questa tua sorella da ora per sempre. Coraggio, figlio!».

Allora Tobia chiamò Raffaele e gli disse: «Fratello Azaria, prendi con te quattro servi e due cammelli e mettiti in viaggio per Rage. Và da Gabael, consegnagli il documento, riporta il denaro e conduci anche lui con te alle feste nuziali.

 

Commento

I nodi vengono al pettine. Il racconto aveva creato una certa suspence perché vi erano tanti particolari che apparivano come un po’ ‘sospesi’, cioè senza significato immediato: il viaggio, la guida, il denaro da ricuperare, la malattia del padre, i medicamenti, il matrimonio di una parente… Adesso tutto comincia a combinarsi come in un grande puzzle. I protagonisti della vicenda narrata sono ebrei che vivono da esiliati in una terra straniera; lì essi vogliono essere fedeli alle tradizioni dei padri (ricordate le raccomandazioni del padre a figlio); tra queste una delle principali regole è quella di non sposare donne straniere, ma appartenenti al popolo di Dio. Tobia per questo è obbediente al padre e a Raffaele nello sposare la figlia di Raguele, Sara, nonostante le difficoltà che le sono occorse. Importante è anche la preghiera dei due fidanzati, che esprime tutta la loro spiritualità e il loro modo di vedere il matrimonio.

Una sosta, quella di Tobia, che gli permette di comprendere e dare significato a tante cose che gli sono capitate e di ripartire con nuovo entusiasmo.

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Le proposte di preghiera

Dalle preghiere del libro di Tobia:

«Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli! Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: non è cosa buona che l'uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui. Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con rettitudine d'intenzione. Dègnati di aver misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia». E dissero insieme: «Amen, amen!».

 

Dagli Atti:

La vicenda di Paolo di Tarso ci parla di una sua sosta ‘forzata’ da cui dipende il cambio radicale della sua vita. Ascoltiamola. Forse ci suggerisce qualcosa: una preghiera non da dire, ma da far risuonare dentro di noi.

At 9, 1-18

Saulo intanto, spirando ancora minacce e strage contro i discepoli del Signore, si recò dal sommo sacerdote, e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco affinché, se avesse trovato alcun seguace della Via, uomini o donne, li potesse condurre legati a Gerusalemme. Or avvenne che, mentre era in cammino e si avvicinava a Damasco, all'improvviso una luce dal cielo gli folgorò d'intorno. E, caduto a terra, udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Ed egli disse: «Chi sei, Signore?». E il Signore disse: «Io sono Gesù, che tu perseguiti; ti è duro recalcitrare contro i pungoli». Allora egli, tutto tremante e spaventato, disse: «Signore, che vuoi ch'io faccia?». E il Signore: «Alzati ed entra nella città, e ti sarà detto ciò che devi fare». Or gli uomini che viaggiavano con lui si fermarono attoniti, perché udivano il suono della voce, ma non vedevano alcuno. Poi Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva alcuno; allora prendendolo per mano, lo condussero in Damasco. E rimase tre giorni senza vedere, nei quali né mangiò né bevve. Or a Damasco vi era un discepolo di nome Anania, al quale il Signore disse in visione: «Anania!». Ed egli rispose: «Eccomi, Signore!». E il Signore a lui: «Alzati e recati nella strada detta Diritta, e cerca in casa di Giuda un uomo di Tarso di nome Saulo, che sta pregando; egli ha visto in visione un uomo, di nome Anania, entrare e imporgli le mani perché ricuperi la vista». Allora Anania rispose: «Signore, io ho sentito molti parlare di quest'uomo di quanto male ha fatto ai tuoi santi in Gerusalemme. E qui ha l'autorizzazione dai capi dei sacerdoti, di imprigionare tutti coloro che invocano il tuo nome». Ma il Signore gli disse: «Va', perché costui è uno strumento da me scelto per portare il mio nome davanti alle genti, ai re e ai figli d'Israele. Poiché io gli mostrerò quante cose egli deve soffrire per il mio nome». Anania dunque andò ed entrò in quella casa; e, imponendogli le mani, disse: «Fratello Saulo, il Signore Gesù, che ti è apparso sulla via per la quale venivi, mi ha mandato perché tu ricuperi la vista e sii ripieno di Spirito Santo». In quell'istante gli caddero dagli occhi come delle scaglie, e riacquistò la vista; poi si alzò e fu battezzato.

 

 

 

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Attività e riflessione

INCROCI

OBIETTIVO:

dare a tutti la possibilità di condividere col gruppo un “pezzo” del proprio cammino/vita, anche a chi è più timido, riservato, non ricercato dal gruppo. 
Riflettere sulla metafora della vita=intreccio di storie.

MATERIALE:

 un gomitolo di lana

SVOLGIMENTO:

I ragazzi si siedono per terra in cerchio e si lanciano un gomitolo. Ogni volta che un ragazzo riceve il gomitolo, si fa passare il filo intorno al polso. Il gomitolo funge da “microfono”; chi lo riceve è invitato a raccontare al gruppo un episodio della propria vita o una riflessione personale su qualche evento che ha vissuto e che sia riconducibile al frammento di storia di Tobia appena letta. L’educatore avrà lo scopo di conduttore e moderatore del gruppo. È importante che ognuno riceva il gomitolo una volta e abbia l’opportunità di parlare. Una volta che tutti hanno preso parola, e si sarà formata una maglia di fili, si spiega ai ragazzi che l’intreccio dei fili è una metafora della nostra vita, che offre la possibilità di incontrare tante persone e fare esperienze differenti. Infine, invitare i ragazzi a sciogliere gli intrecci.

 

Per la riflessione:

Con quanto desiderio sogni il fine settimana per un po’ di vacanza dalla scuola. Hai lo stesso bisogno di ‘pausa’ per ripensare alla tua vita? Riesci a trovare qualche occasione?

- Le proposte che ti vengono fatte in oratorio di momenti di ‘ritiro’ li vivi volentieri, li subisci o non vi partecipi, Perché?

- Come vorresti fossero realizzate queste ‘giornate’? Prova a discuterne con gli altri e a trovare soluzioni.

NB.: Di queste cose è utile parlarne in gruppo.

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