Che cosa mi porto a casa?

Obiettivo del giorno

Riconoscere quanta ricchezza il campo abbia lasciato in ciascuno, grazie alla relazione con gli altri, alle attività comuni, ai momenti di riflessione personali e di gruppo. Quali sono gli aspetti che hanno portato ricchezza dopo l’esperienza del campo appena vissuta.

Siamo alla “fine” di questo viaggio, alla conclusione del campo estivo e si avvicina il momento di rifare la valigia per il ritorno.

Dal viaggio della vita non si torna mai indietro. Quindi questo è un ‘ritorno’ per modo di dire. Non dal cammino iniziato, non dalle responsabilità che man mano ci stiamo assumendo, ma solo da un’esperienza particolare: quella del campo. In questa prospettiva più che di ritorno si può parlare di ‘ripresa’. Dopo la sosta del campo riprendiamo il cammino della vita molto più ‘belli e buoni’ di quando siamo partiti. Diventa importante cercare di capire se la nostra valigia è più piena di quando siamo partiti: in che cosa siamo migliorati, per ricominciare con entusiasmo, per saper ringraziare. Anche Tobia torna a casa arricchito, completamente diverso: l’amore fa la differenza

 

In un colloquio personale con il responsabile del campo, provare a definire i passi da fare una volta tornati a casa e come scegliere una guida.

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Dal libro di Tobia

Tb 10,8-14 ; 11; 12

Allora Raguele, alzatosi, consegnò a Tobia la sposa Sara con metà dei suoi beni, servi e serve, buoi e pecore, asini e cammelli, vesti, denaro e masserizie. Li congedò in buona salute. A lui poi rivolse questo saluto: «Stà sano, o figlio, e fà buon viaggio! Il Signore del cielo assista te e Sara tua moglie e possa io vedere i vostri figli prima di morire». Poi abbracciò Sara sua figlia e disse: «Onora tuo suocero e tua suocera, poiché da questo momento essi sono i tuoi genitori, come coloro che ti hanno dato la vita. Và in pace, figlia, e possa sentire buone notizie a tuo riguardo, finché sarò in vita». Dopo averli salutati, li congedò. Da parte sua Edna disse a Tobia: «Figlio e fratello carissimo, il Signore ti riconduca a casa e possa io vedere i figli tuoi e di Sara mia figlia prima di morire, per gioire davanti al Signore. Ti affido mia figlia in custodia. Non farla soffrire in nessun giorno della tua vita. Figlio, và in pace. D'ora in avanti io sono tua madre e Sara è tua sorella. Possiamo tutti insieme avere buona fortuna per tutti i giorni della nostra vita». Li baciò tutti e due e li congedò in buona salute. Allora Tobia partì da Raguele in buona salute e lieto, benedicendo il Signore del cielo e della terra, il re dell'universo, perché aveva dato buon esito al suo viaggio. Benedisse Raguele ed Edna sua moglie con quest'augurio: «Possa io avere la fortuna di onorarvi tutti i giorni della vostra vita».

Quando furono nei pressi di Kaserin, di fronte a Ninive, disse Raffaele: «Tu sai in quale condizione abbiamo lasciato tuo padre. Corriamo avanti, prima di tua moglie, e prepariamo la casa, mentre gli altri vengono». Allora s'incamminarono tutti e due insieme. Poi Raffaele gli disse: «Prendi in mano il fiele». Il cane li seguiva. Anna intanto sedeva a scrutare la strada per la quale era partito il figlio. Le parve di vederlo venire e disse al padre di lui: «Ecco viene tuo figlio con l'uomo che l'accompagnava». Raffaele disse a Tobia prima di avvicinarsi al padre: «Io so che i suoi occhi si apriranno. Spalma il fiele del pesce sui suoi occhi; il farmaco intaccherà e asporterà come scaglie le macchie bianche dai suoi occhi. Così tuo padre riavrà la vista e vedrà la luce». Anna corse avanti e si gettò al collo del figlio dicendogli: «Ti rivedo, o figlio. Ora posso morire!». E pianse. Tobi si alzò e, incespicando, uscì dalla porta del cortile. Tobia gli andò incontro, tenendo in mano il fiele del pesce. Soffiò sui suoi occhi e lo trasse vicino, dicendo: «Coraggio, padre!». Spalmò il farmaco che operò come un morso, poi distaccò con le mani le scaglie bianche dai margini degli occhi. Tobi gli si buttò al collo e pianse, dicendo: «Ti vedo, figlio, luce dei miei occhi!». E aggiunse: «Benedetto Dio! Benedetto il suo grande nome! Benedetti tutti i suoi angeli santi! Benedetto il suo grande nome su di noi e benedetti i suoi angeli per tutti i secoli. Perché egli mi ha colpito ma poi ha avuto pietà ed ecco, ora io contemplo mio figlio Tobia». Tobia entrò in casa lieto, benedicendo Dio con quanta voce aveva. Poi Tobia informò suo padre del viaggio che aveva compiuto felicemente, del denaro che aveva riportato, di Sara figlia di Raguele, che aveva presa in moglie e che stava venendo e che si trovava ormai vicina, alla porta di Ninive. Allora Tobi uscì verso la porta di Ninive incontro alla sposa di lui, lieto e benedicendo Dio. Quando la gente di Ninive lo vide passare e camminare con tutto il vigore di un tempo, senza che alcuno lo conducesse per mano, fu presa da meraviglia; Tobi proclamava davanti a loro che Dio aveva avuto pietà di lui e che gli aveva aperto gli occhi. Tobi si avvicinò poi a Sara, la sposa di suo figlio Tobia, e la benedisse: «Sii la benvenuta, figlia! Benedetto sia il tuo Dio, perché ti ha condotta da noi, figlia! Benedetto sia tuo padre, benedetto mio figlio Tobia e benedetta tu, o figlia! Entra nella casa che è tua in buona salute e benedizione e gioia; entra, o figlia!». In quel giorno ci fu una grande festa per tutti i Giudei di Ninive e Achikar e Nadab suoi cugini vennero a congratularsi con Tobi. [20]E si festeggiarono le nozze di Tobia con gioia per sette giorni.

Quando furon terminate le feste nuziali, Tobi chiamò il figlio Tobia e gli disse: «Figlio mio, pensa a dare la ricompensa dovuta a colui che ti ha accompagnato e ad aggiungere qualcosa d'altro alla somma pattuita». Gli disse Tobia: «Padre, quanto potrò dargli come salario? Anche se gli lasciassi la metà dei beni che egli ha portati con me, io non ci perderei. Egli mi ha condotto sano e salvo, mi ha guarito la moglie, è andato a prendere per me il denaro e infine ha guarito te! Quanto posso ancora dargli come salario?». Tobi rispose: «E' giusto ch'egli riceva la metà di tutti i beni che ha riportati». Fece dunque venire l'angelo e gli disse: «Prendi come tuo salario la metà di tutti i beni che tu hai portati e và in pace». Allora Raffaele li chiamò tutti e due in disparte e disse loro: «Benedite Dio e proclamate davanti a tutti i viventi il bene che vi ha fatto, perché sia benedetto e celebrato il suo nome. Fate conoscere a tutti gli uomini le opere di Dio, come è giusto, e non trascurate di ringraziarlo. E' bene tener nascosto il segreto del re, ma è cosa gloriosa rivelare e manifestare le opere di Dio. Fate ciò che è bene e non vi colpirà alcun male. [8]Buona cosa è la preghiera con il digiuno e l'elemosina con la giustizia. Meglio il poco con giustizia che la ricchezza con ingiustizia. Meglio è praticare l'elemosina che mettere da parte oro. L'elemosina salva dalla morte e purifica da ogni peccato. Coloro che fanno l'elemosina godranno lunga vita. Coloro che commettono il peccato e l'ingiustizia sono nemici della propria vita. Io vi voglio manifestare tutta la verità, senza nulla nascondervi: vi ho gia insegnato che è bene nascondere il segreto del re, mentre è cosa gloriosa rivelare le opere di Dio. Sappiate dunque che, quando tu e Sara eravate in preghiera, io presentavo l'attestato della vostra preghiera davanti alla gloria del Signore. Così anche quando tu seppellivi i morti. Quando poi tu non hai esitato ad alzarti e ad abbandonare il tuo pranzo e sei andato a curare la sepoltura di quel morto, allora io sono stato inviato per provare la tua fede, ma Dio mi ha inviato nel medesimo tempo per guarire te e Sara tua nuora. Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore». Allora furono riempiti di terrore tutti e due; si prostrarono con la faccia a terra ed ebbero una grande paura. Ma l'angelo disse loro: «Non temete; la pace sia con voi. Benedite Dio per tutti i secoli. Quando ero con voi, io non stavo con voi per mia iniziativa, ma per la volontà di Dio: lui dovete benedire sempre, a lui cantate inni. A voi sembrava di vedermi mangiare, ma io non mangiavo nulla: ciò che vedevate era solo apparenza. Ora benedite il Signore sulla terra e rendete grazie a Dio. Io ritorno a colui che mi ha mandato. Scrivete tutte queste cose che vi sono accadute». E salì in alto. Essi si rialzarono, ma non poterono più vederlo. Allora andavano benedicendo e celebrando Dio e lo ringraziavano per queste grandi opere, perché era loro apparso l'angelo di Dio.

 

Commento

Il lieto fine è tipico di tutti i racconti edificanti. Questo certamente lo è. Il figlio ritorna e si sposa, il padre guarisce, Sara è accolta come una figlia e nel capitolo successivo ci sarà anche lo svelamento della vera identità della guida. Il messaggio è evidente ed è soprattutto per coloro che si trovano in esilio: da situazioni di infelicità, grazie alla preghiera e alla fedeltà a quello che Dio vuole, potranno derivare grandi gioie. È la scoperta di un Dio compassionevole presente nel quotidiano.

Può diventare un punto fermo anche nella nostra esperienza di vita cristiana. Dio non è estraneo ai nostri problemi quotidiani di identità, di crescita, di felicità piena; anzi, forse Lui tiene più di noi alla nostra felicità piena; quella che, a volte, noi fatichiamo perfino a comprendere. Si tratta di riferirci a Lui non ‘a modo nostro’, e solo quando non sappiamo più cosa fare, ma cercando di metterci in ascolto ogni giorno della sua Presenza e della sua parola.

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Le proposte di preghiera

Due testi: uno di Paolo che descrive in dettaglio i tratti di una vita nuova di chi riprende il cammino dopo aver incontrato il Signore. È da leggere attentamente e non solo oggi, ma possibilmente ogni giorno. L’altro è dal libro di Tobia per ringraziare il Signore insieme con lui, Tobia, per l’esperienza vissuta in sua compagnia.

Dalle preghiere del libro di Tobia:

Io esalto il mio Dio e celebro il re del cielo
 ed esulto per la sua grandezza.

Tutti ne parlino
 e diano lode a lui in Gerusalemme.
 Gerusalemme, città santa,
 ti ha castigata per le opere dei tuoi figli,
 e avrà ancora pietà per i figli dei giusti.

Dà lode degnamente al Signore
 e benedici il re dei secoli;
 egli ricostruirà in te il suo tempio con gioia,
per allietare in te tutti i deportati,
 per far contenti in te tutti gli sventurati,
 per tutte le generazioni dei secoli.

Come luce splendida brillerai sino ai confini della terra;
 nazioni numerose verranno a te da lontano;
 gli abitanti di tutti i confini della terra
 verranno verso la dimora del tuo santo nome,
 portando in mano i doni per il re del cielo.

Generazioni e generazioni esprimeranno in te l'esultanza
 e il nome della città eletta durerà nei secoli.

 

DALLE LETTERE DI PAOLO:

Rm 12, 1-19

Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.  Per la grazia che mi è stata data, io dico a ciascuno di voi: non valutatevi più di quanto conviene, ma valutatevi in modo saggio e giusto, ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha dato. Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, 5osì anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e, ciascuno per la sua parte, siamo membra gli uni degli altri. Abbiamo doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi: chi ha il dono della profezia la eserciti secondo ciò che detta la fede; chi ha un ministero attenda al ministero; chi insegna si dedichi all'insegnamento; chi esorta si dedichi all'esortazione. Chi dona, lo faccia con semplicità; chi presiede, presieda con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia. La carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Non siate pigri nel fare il bene, siate invece ferventi nello spirito; servite il Signore. Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera. Condividete le necessità dei santi; siate premurosi nell'ospitalità.  Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non nutrite desideri di grandezza; volgetevi piuttosto a ciò che è umile. Non stimatevi sapienti da voi stessi.
 Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti. Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all'ira divina. Sta scritto infatti: Spetta a me fare giustizia, io darò a ciascuno il suo, dice il Signore.

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Attività e riflessione

SARA’ UN BEL SOUVENIR

OBIETTIVO:

condivisione finale di emozioni, storie, opinioni, anche recuperando i #picoftheday del campo si prova a fare una sintesi personale.

MATERIALE:

grosso lenzuolo bianco, tempere, pennarelli…

SVOLGIMENTO:

i ragazzi sono invitati a firmare il lenzuolo e a lasciare un commento partendo dalla domanda stimolo: “Cosa mi porto a casa da questo campo?” , " Quale souvenir?". Sarebbe belllo partire dai #picoftheday, raccolti durante il campo, per fare una rielaborazione dell'esperienza vissuta.

PER LA RIFLESSIONE:

  • Quali elementi, aspetti, emozioni, domande hanno arricchito la tua valigia del ritorno?
  • Quali aspetti credi ti saranno utili durante il tuo viaggio che continua nella quotidianità nella comunità, tornando a casa?
  • Credi di poter vivere da solo questo viaggio? Sarebbe bello e interessante affidarti a qualcuno che ti sia da guida? Riflettici e prova a parlarne con il tuo don e con il tuo educatore di riferimento, il frutto di questo campo puo’ essere la scelta di qualcuno che ti accompagni e si  prenda cura di te.
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